Mangiare la placenta: moda o reale beneficio?

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Qualcuno la può  vedere come una pratica barbara, altri un rito, altri ancora un beneficio naturale ed un aiuto empatico.



La moda non accenna a placarsi e anzi, si diffonde in tutto il mondo. Tanto che un ricercatore ha portato avanti una review appena pubblicata…
La moda non accenna a placarsi e anzi, si diffonde in tutto il mondo. Tanto che un ricercatore ha portato avanti una review appena pubblicata…

Nei nove mesi di gravidanza ospitiamo in corpo il piccolo e il duo fidato gemellino, la placenta, organo spugnoso che funge da filtro, tramite e scambio di sostanze fra madre e bambino. Ha normalmente una forma a disco ed aderisce alla parete dell’utero. Nelle primissime settimane di vita il piccolo si alimenta per diffusione, ma gia’ a partire dalle quattro settimane, quando il cuore inizia a pulsare, la placenta attua per lui una specie di scelta dei nutrienti e sostanze benefiche per lo sviluppo fetale. I vasi della madre e del piccolo non entrano in contatto ma le sostanze scambiate sono nobili e fondamentali: ossigeno, zuccheri, proteine e lipidi. In cambio il feto rende anidride carbonica e sostanze di scarto.

la-placenta

Alcune donne decidono che, al momento della nascita, il piccolo non debba staccarsi attraverso il taglio del cordone ombelicale dalla placenta, e per rendere tutto più dolce e naturale scelgono ed attuano la nascita con la placenta anche conosciuta come Lotus Birth.

Altre donne ancora dopo il distacco in seguito alla perdita del cordone ombelicale decidono di darle una degna sepoltura proprio come se fosse una creatura a sua volta, in fondo e’ stata davvero una degna e fidata compagna di viaggio!

Altre ancora, la mangiano! La placenta viene normalmente smaltita fra i rifiuti organici, ma la pratica della ripresa placentare permette alle madri che desiderano conservare la placenta di chiedere espressamente che non venga buttata, bensì resa:  portano infatti contenitori da alimenti e solitamente delle buste per il freddo (le classiche da supermercato) . La placenta poi viene conservata in frigorifero per qualche tempo e poi lavorata, cucinata sia a freddo in shooty o frullati, sia a caldo essicata e resa polvere da aggiungere a zuppe e brodi, o base di capsule e compresse.

capsule-di-placenta

Sembra che la placenta sia ricca di vitamina B12 e ferro e aiuti a prevenire la depressione post-partum. Ingerire la placenta, quindi, potrebbe dare un qualche supporto psicologico alle mamme depresse? Non è detto, potrebbe essere, per le donne che non riescono a superare la separazione dal proprio bambino, un modo per recuperare inconsciamente quanto perduto con il parto. Qualche mamma pensa che mangiarla aiuti l’allattamento e fornisca più energie alla mamma.

Tanto si è diffusa la pratica – specie negli Usa, ma anche in Italia – che un medico e ricercatore della North Western University, uno psichiatra esperto in disordini mentali post-partum, ha pensato di approfondirne l’eventuale utilità, analizzando gli studi – per la verità pochi – condotti sull’argomento. Non ci sono prove che faccia bene, ha stabilito l’analisi appena pubblicata su Archives of Women’s Mental Health, ma la notizia è che – specie ai nostri giorni – potrebbe fare proprio male.

Difatti, come per la verità si è solo recentemente scoperto, la placenta non è affatto un organo sterile, anzi è pieno di batteri. E non solo. La placenta è una barriera, un filtro che protegge il nascituro dall’ambiente circostante, dai batteri appunto, ma anche dalle sostanze tossiche che la madre potrebbe involontariamente assorbire durante i 9 mesi di gravidanza. Selenio, piombo e mercurio sono infatti altre sostanze trovate dalle analisi nella placenta, e potrebbero far male alla madre, ma anche al bambino, nel caso venga allattato.

Sebbene non esistano leggi precise in materia, in Italia sappiamo che non esiste un limite alla possibilità della donna di richiedere e usare la placenta a scopo autoterapico. A  differenza di altri paesi europei, come la Francia per esempio (che vieta questo genere di pratiche), in Italia la donna è considerata la legittima proprietaria della sua placenta.

“Ora, io non voglio per forza dire che la cosa è totalmente sciocca. Però, se avete intenzione di farlo, proprio come il vostro gattino, per 9 mesi evitate shatush e tinture di capelli, evitate smalti e dimenticate completamente il make up. Non avrete eliminato tutte le possibili fonti di contaminazione a cui oggi siamo esposti, ma almeno darete un senso e un equilibrio al vostro gesto, cosa che le celebrities non hanno fatto.” (Wired)

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