Retrorecensioni: Arkanoid

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Space Invaders, Qix, Puzzle Bobble, Toki: questi sono solo alcuni retrogames di casa Taito che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dei videogiochi. Ma la prestigiosa lista reca altri nomi indelebili, tasselli che hanno riempito il gigantesco mosaico delle sale giochi anni ‘80 e ‘90. Tra questi un titolo che merita di essere ricordato è senza dubbio Arkanoid, uno di quei classici esempi che dimostrano come il successo si possa raggiungere con poche idee semplici. Il suo esordio è datato 1986 in versioni Arcade, nell’indimenticabile versione con la trackball; ovviamente questo ha portato alla conversione per praticamente tutti i sistemi videoludici casalinghi, tra cui le migliori versioni si riconoscono in quella dell’Amiga 500, del Commodore 64 e del NES.



 

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TITOLO ORIGINALE:
Arukanoido (JAP)
GENERE: Azione
ANNO: 1986
CASA DI SVILUPPO: Taito
PUBBLICATO DA: Romstar
PIATTAFORMA: Arcade, Commodore 64, Amiga 500, Amstrad CPC, Apple II, Atari ST, ZX Spectrum, Game Boy, PC, MSX, NES, Playstation, iPhone
SUPPORTO: Cartuccia, Cassetta, Floppy Disk, CD-ROM
IL SUO SEGUITO E’: Arkanoid 2: Reveng of Doh

 

arkanoid

 

L’idea di fondo di Arkanoid parte da una struttura già provata e ben collaudata come quella di Breakout, retrogame di Atari nato da quel genio di Nolan Bushnell. Taito lo ha voluto omaggiare, riproponendo quel singolare stile di gioco che ricorda molto Pong (nel gameplay) e Space Invaders (nell’impostazione visiva; tra l’altro la forma del boss Doh nell’ultimo stage ricorda “leggermente” la classica forma delle sue astronavi) e lo ha fatto integrando un notevole rinnovamento stilistico e strutturale. Ma andiamo nel dettaglio.

 

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L’utente impersona “i panni” del pilota dell’astronave Vaus ed ha il compito di non far cadere la pallina metallica al di sotto del confine inferiore dello schermo. Nel frattempo, è necessario distruggere tutti i mattoncini che impediscono il passaggio al livello successivo. I mattoncini sono presenti in svariate modalità: quelli che si distruggono al primo tocco, al secondo o quelli indistruttibili. In più, ad infastidire lo svolgimento della missione, ci pensano delle strane figure geometriche che navigano all’interno dello stage. Da contraltare ci sono però anche elementi che aiutano l’utente in parecchi modi, bonus che cadono dopo aver distrutto alcuni mattoncini: è possibile infatti allargare l’astronave, triplicare le palline, aggiungere un doppio sparo, rendere la pallina perforante, trattenerla per rilanciarla con più calma oppure aprire un varco diretto per lo stage successivo.

“Con Arkanoid, Taito ha voluto riproporre lo stile di gioco di Breakout che ricorda molto Pong (nel gameplay) e Space Invaders (nell’impostazione visiva) attraverso un notevole rinnovamento stilistico e strutturale.”

Tutto questo si svolge per 33 avvincenti livelli che rappresentano uno dei punti cardine di Arkanoid. La longevità è un elemento che ha reso il capolavoro Taito un vero e proprio must-play soprattutto per i vecchi amanti delle sale giochi. Ad accompagnare il tutto, ci pensa un comparto grafico-sonoro di tutto riguardo: la grafica è dotata di colori e particolari rimasti impressi nella memoria di tanti, mentre il sonoro ha regalato melodie egregie ed un effetto sonoro indimenticato (il tin della pallina).

 

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Senza ombra di dubbio, Arkanoid può essere considerato uno dei videogiochi più importanti degli anni ‘80 e non solo. Una grande semplicità di gameplay unita ad una straordinaria immediatezza hanno reso Arkanoid un retrogames immortale. E ancora una volta, Taito ha fatto centro.

 

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