Perché i meme su Bocelli ci fanno così fottutamente ridere?

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Le immagini che ironizzano sulla cecità del cantante italiano spopolano sul web. Perché ridiamo? Non dovremmo sentirci delle persone orribili?

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L’altra sera, mentre perdevo tempo sul web, sono andato a curiosare su alcune delle pagine facebook che pubblicano gli ormai arcinoti meme con protagonista Andrea Bocelli. Per chi non avesse idea di che cosa sto parlando, ecco alcune delle immagini che ritengo più significative:

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In buona sostanza, i meme riportati ironizzano sull’handicap del cantante italiano – ovvero sulla sua cecità – creando una serie di equivoci, fotomontaggi, giochi di parole che pare, e i numeri lo dimostrano, suscitino forte ilarità sul web. In effetti, l’umorismo nero – black humor ­in English – è forse uno dei tratti più caratteristici dei social network: il lato più recondito, demenziale e deplorevole dell’animo umano, che non trova e non potrebbe mai trovare spazio sui media classici (tv e radio, ad esempio), trabocca quotidianamente sugli schermi dei nostri computer e dei nostri smartphone. Minoranze etniche, malati, poveri: nessuno può sottrarsi a questo gioco. Ad esempio:

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nel frattempo in africa

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Ridere, vero? Già. Ho sempre guardato con simpatia questo genere di trovate, pensando che comunque la risata che suscitano fosse del tutto irrazionale, fuggente e, soprattutto, superficiale. Il fatto che si apprezzi o meno questo tipo di umorismo di certo non sfamerà i bambini africani, non riporterà in vita Steve Jobs – per dire -, né ci farà dimenticare l’11 settembre. Non dobbiamo considerarci dei mostri disumani se, guardandole, accenniamo una risata, sempre che quest’ultima sia consapevole.

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L’altra sera, però, all’ennesima esplosione di riso di fronte ai meme su Bocelli, è accaduto in me qualcosa di estremamente strano e inedito: mi sono sentito una persona orribile. Le domanda principale è questa: perché fa tanto ridere? Certo, il cantante italiano non è il primo cieco, e non sarà certo l’ultimo, a essere vittima del black humor di internet. Anzi, un antesignano in tal senso può essere trovato in Ray Charles, ad esempio (non è un fotomontaggio):

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Le domanda, però, rimane. Eccome. Perché Bocelli? Perché lui? Perché ci fa così fottutamente ridere?

Eppure, la sua è una storia commovente. Sin da piccolo, a causa di un glaucoma congenito, ha una vista molto debole. Tuttavia, questo non pregiudica la sua vita, tanto che da ragazzino gioca a calcio, per giunta come portiere. Poi, all’età di dodici anni, a seguito di un’uscita spericolata, viene colpito dal pallone sull’occhio con cui riusciva ancora a vedere luce e colori. Da quel giorno, per Andrea, il sole si spegne. Comincia il buio. La sua vita, però, continua. Si laurea in Giurisprudenza con una tesi su Montesquieu e nel frattempo coltiva la sua passione per la lirica e per il canto. Il successo arriverà negli anni ’90, grazie al Festival di Sanremo e a Con te partirò.

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Come possiamo non sentirci delle persone orribili di fronte a tutto questo? Se la stessa cosa fosse capitata a un nostro parente, amico, conoscente, avremmo riso così tanto nel vederlo preso per il culo di fronte a tutto il mondo per il solo fatto di non vederci? Ma soprattutto: penso siamo tutti concordi nel ritenere che la perdita della vista sia una delle cose peggiori che possa capitare a un uomo nel corso della sua vita. Come ci si può accanire su un uomo che è stato così sfortunato?

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Sostanzialmente, Bocelli non se lo merita. Bocelli non ha mai fatto male a nessuno. Bocelli non è un potente, non è un politico, non è malvagio. C’avrà anche i suoi difetti, certo, come tutti noi, ma è una persona fondamentalmente buona. Bocelli fa un sacco di beneficenza: ce ne fossero di persone come lui!

Tuttavia, è necessario capire perché non possiamo fare a meno di ridere quando vediamo immagini come questa:

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Bocelli è cieco e questo è molto, molto triste. Ma Bocelli è, allo stesso tempo, un personaggio famoso, di successo. Possiamo presumere che Bocelli sia molto felice. E molto, molto ricco. Più ricco di tutti noi. Probabilmente, quello che noi guadagneremo nella nostra vita – gli autori e lettori di questo blog sono tutti dei poveracci – non si avvicinerà mai a quello che Bocelli è riuscito a guadagnare fino ad oggi. Ora, la domanda è: Andrea Bocelli si merita tutto questo?

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Esperti e critici di musica classica hanno più volte ribadito quanto la voce di Bocelli non sia minimamente paragonabile a quella di un vero tenore, ma sia piuttosto associabile a un cantante popolare come lo è stato, ad esempio, Claudio Villa; la sua, infatti, è una voce impostata, come potrebbe essere quella di un qualsiasi meritevole corista d’oratorio. Certo, agli occhi di un pubblico incompetente – categoria alla quale appartengo – potrebbe anche sembrare un cantante lirico e, infatti, ha cantato e canterà in teatri d’opera. Ma per farsi sentire negli spazi di un teatro ha bisogno di un microfono e se non lo usa succede come nel recente allestimento della Carmen a Roma, dove è stato travolto dai fischi perché la sua voce non si percepiva, coperta dall’orchestra e dai colleghi cantanti.

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Possiamo quindi affermare che Bocelli debba gran parte del suo successo al fatto di essere cieco. E non è tutto: la sua immagine è legata indissolubilmente al suo handicap. Per questo, quando pensiamo a lui, non pensiamo a un grande tenore di fama mondiale – vedi Pavarotti -, ma a un qualcosa a metà tra un caso umano e un uomo di successo: uno che ce l’ha fatta nonostante – o grazie a – la sua sfortunata condizione.

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Tirando le somme, Bocelli è una persona sfortunata e fortunata allo stesso tempo: è cieco, ma è anche estremamente ricco, famoso e intelligente. Alla luce di questo, potrebbe anche sbattersene di tutti quei poveracci falliti che ridono di lui – noi -, come del resto ha fatto finora.

D’altronde, applicare l’ironia su una condizione sfortunata è forse il miglior modo per esorcizzare la tristezza e la diversità, far crollare i tabù legati ad un handicap e accettare la propria condizione. Non vedere le cose dev’essere brutto, ma non capirle è ancora peggio. Parola di Bocelli, più o meno.

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Fonte:blogamari.com

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