Retrorecensioni: Double Dragon

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Retrogames come Double Dragon hanno lasciato certamente un segno indelebile nella Storia dei Videogiochi, soprattutto nella categoria che è riuscito a lanciare in grande stile, ovvero quella dei picchiaduro a scorrimento. Grazie a questa pietra miliare, sviluppata da Technos Japan Corporation nel 1987 (e distribuita da Taito), tutti noi abbiamo potuto godere di capolavori successivi del calibro di Final Fight, Golden Axe e Captain Commando. Il fiore di Double Dragon sbocciò in versione Arcade per poi esplodere definitivamente tramite le conversioni sulle più importanti RetroConsole del periodo: tra le più note si ricordano il NES, il Game Boy, l’Amiga 500 e ed il Commodore 64.

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GENERE: Picchiaduro a scorrimento ANNO: 1987 CASA DI SVILUPPO: Technos Japan Corporation PUBBLICATO DA: Taito PIATTAFORMA: Arcade, Amiga 500, Atari 2600, Atari ST, Lynx, Commodore 64, Game Boy, Game Boy Advance, NES, Master System, Game Gear, PC, Mega Drive, ZX Spectrum,Amstrad CPC, Xbox Live Arcade SUPPORTO: Cassetta, Cartuccia, Floppy Disk Il SUO SEGUITO E’: Double Dragon II: The Revenge

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Lo sfondo storico di Double Dragon si sviluppa in una New York post-apocalittica, in cui regna il caos più totale ed il crimine è sempre più il maggior protagonista. Quella dei Black Warriors è l’associazione criminale più potente e temuta da ogni sopravissuto. Tra i loro ripetuti crimini, vi è il rapimento di una ragazza di nome Marian, la quale risulterà essere una persona assai vicina a Billy e Jimmy Lee, i due “Draghi Gemelli”. E proprio per liberare Marian che essi danno inizio al loro viaggio, nel tentativo di eliminare i Black Warriors ed il loro boss, Willy Mackey.

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Dal punto di vista tecnico, Double Dragon gode di una linfa eccezionale; i programmatori della Technos Japan Corporation hanno compiuto un lavoro più che ottimo, riscontrabile in primis dalla grafica: fondali perfettamente particolareggiati, in grado di caratterizzare ogni singola parte della Grande Mela, sprites dei protagonisti fluidi e ben disegnati, una varietà di nemici congrua al numero totale degli stage (4 in tutto). Le musiche accompagnano molto bene tutti questi dettagli, in quanto ricalcano al meglio l’atmosfera sia del retrogame che dell’America di quegli anni.

“E’ lecito quindi affermare come Double Dragon rappresenti la genesi della categoria dei picchiaduro a scorrimento.”

Il gameplay si distingue per efficacia e semplicità; personaggi direzionabili in ogni direzione e tre tasti azione (calcio, pugno e salto) con un’ulteriore possibilità di sferrare una potente testata premendo due volte in avanti; inoltre, Double Dragon diede alla luce le prime combo, da un minimo di 2 colpi con i calci ad un massimo di 5 colpi con i pugni. Da notare come la versione per NES fosse dotata solo di due tasti, calcio e pugno; ciò rendeva quindi difficoltoso saltare, azione eseguibile soltanto tramite l’esecuzione del calcio volante (premendo calcio e pugno insieme).

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Tirando le somme, è lecito quindi affermare come Double Dragon rappresenti la genesi della categoria dei picchiaduro a scorrimento. La sua serie ha continuato fino al 1995 (ricordiamo la parentesi Gig Tiger), quando con l’ultimo episodio si trasformò in un picchiaduro 1 vs 1 di buona fattura per, manco a dirlo, il Neo Geo. Da qui in poi il nulla, se non una versione per Game Boy Advance, un semplice restyling. Dopo il boom iniziale, la serie consacrata da Taito non continuò ad avere il successo sperato, andando quindi a giustificare i cali di produzione e soprattutto di qualità. La speranza è sempre quella che la next-generation si ricordi di Double Dragon e lo riproponga con la giusta enfasi, un po’ come è successo a Splatterhouse.

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