Perché veniamo male in foto?

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In teoria venire male nelle fotografie non è un problema così drammatico. Si potrebbe pensare: esclusa qualche battuta da parte di chi controlla i documenti o consegna i pacchi, cosa può comportare di più grave?



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Ma come ben sa chi viene sempre inspiegabilmente male in foto, il problema dell’auto-rappresentazione è molto meno superficiale di quanto possa sembrare. Negli ultimi decenni, abbiamo assistito ad una democratizzazione nella produzione di fotografie, tanto che ormai si scattano banalmente foto in qualsiasi occasione. Inoltre mentre i processi di auto-narrazione e le relazioni sociali si svolgono in misura crescente attraverso il supporto della rappresentazione grafica, questa guadagna una valenza emotiva sempre più consistente. In un contesto simile, chi viene male in foto rischia di sentirsi escluso, ad esempio, dal ricordo di un particolare evento: la sua immagine terribile gli impedirà di sentirsi parte di un determinato gruppo e di condividerne le stesse emozioni nello stesso momento.

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Se non vi riconoscerete appieno in un album di foto, avrete la sensazione di non aver pienamente vissuto l’evento in questione con i parenti, gli amici o la persona amata del caso. “Non posso essere io quella strana creatura che compare in tutte le foto di gruppo.” Più di qualsiasi altro genere di supporto, sono proprio le foto a costituire l’elemento che stabilizza la memoria comune di un particolare evento, per questo è doloroso sentirsene esclusi. La mancanza di fotogenia non è problematica solo in rapporto alla propria storia personale e alla propria identità. Con lo sviluppo dei social, le foto sono diventate strumenti di auto-promozione competitivi anche nel contesto professionale. Da tempo ormai, Instagram è una vetrina per promuovere attitudini, stili di vita, ambizioni e aspetti della personalità dei suoi utenti. Persino i nerd sono riusciti ad ottenere le loro rivincite. D’altronde, venire percepiti come persone attraenti può avere un impatto significativo anche sulla vostra vita professionale. Una volta presa coscienza di queste sfaccettature, il problema minore rimane proprio quello di spiegare alle persone costantemente immortalate con le espressioni facciali più improbabili la natura del loro deficit di fotogenia. Un male, che al giorno d’oggi può rivelarsi più grave della timidezza.

Ci sono diversi motivi per cui si viene puntualmente male in foto.

Ci sono diversi motivi per cui si viene puntualmente male in foto. Innanzitutto, può essere questione di tempismo. Secondo l’odioso fenomeno noto in inglese come frozen face effect, isolare una espressione facciale colta mentre siamo in movimento contribuisce a farci apparire come dei completi idioti. In questo caso, non conta molto la bellezza quanto le capacità di reazione immediate di fronte agli imprevisti. Riuscire a sentirsi a proprio agio di fronte a una macchina fotografica, la postura e la capacità di usare il linguaggio del corpo influiscono enormemente nel determinare la buona riuscita di una foto. Ma questi non sono gli unici criteri oggettivi su cui affidarsi: gli effetti ottici possono sempre giocare dei brutti tiri. La maggior parte della macchine fotografiche di fascia media non sono in grado di rendere volumi e colori in maniera perfetta. Per questo motivo le foto della vostra vacanza di lusso in Vietnam saranno sempre più deludenti della realtà. Inoltre, è più difficile catturare in foto la bellezza di una persona dalla carnagione molto chiara con i capelli biondi o rossi (soprattutto se non tinti), rispetto a quella di una persona la cui carnagione scura rende più facile distinguerne ciglia, sopracciglia, naso e contorno bocca.

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Se è vero che esiste un piccolo gruppo di individui che, per le ragioni di cui sopra, sono oggettivamente inguardabili in foto, esistono anche grandi probabilità che l’etichetta “non fotogenico” sia semplicemente un’auto-diagnosi. Per delle ragioni psicologiche ormai ben documentate, la percezione che avete del vostro corpo e del vostro viso è probabilmente molto diversa da quella degli altri. Infatti, al contrario di chi è affetto da dismorfia, la maggior parte di noi si vede più armonioso di quanto non sia in realtà. Dietro, ci sono molte ragioni: prima di tutto, noi ci osserviamo per lo più in uno specchio, dentro casa, sotto una luce che attenua i difetti della pelle e addolcisce i lineamenti del viso. Al contrario, una foto fatta da lontano, in pieno giorno e sotto una luce naturale farà risultare i tratti stanchi e più marcati. Infine, a forza di scattarsi selfie da angolazioni vantaggiose e di migliorare le foto ottenute con un arsenale di filtri e app di editing, i nostri avatar e le altre “immagini ufficiali” che facciamo circolare online rappresentano ormai l’immagine che abbiamo di noi stessi. Eppure, paradossalmente, i nostri selfie non ci somigliano nemmeno più di tanto. Il maggiore grado di familiarità con una rappresentazione è sufficiente per rendercela piacevole. Grazie all’effetto della semplice esposizione consideriamo il riflesso che vediamo allo specchio come un’immagine di noi rappresentativa e sopratutto bella. Per questo motivo, troviamo brutte le foto scattate da altri perché raramente ci colgono nello stessa posizione ravvicinata che abbiamo di fronte a uno specchio ad altezza occhi. Il nostro problema con la fotogenia, dunque, va un po’ oltre il semplice venire bene in foto: sembra che abbiamo paura di mostrarci al mondo senza filtri e senza imbastire una messa in scena per influenzare la percezione che gli altri hanno di noi.

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