Kobane Calling, perché Zerocalcare è molto più del suo armadillo

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Con la sua nuova graphic novel, Michele Rech esplora il Rojava, narrando di Kobane, città che ha tenuto testa all’Isis. E supera una grande prova come fumettista



Non è il solito fumetto di Zerocalcare. Certo, lo stile è sempre il suo, i riferimenti ai popolari cartoni degli anni Ottanta ci sono, l’autoironia di Michele Rech continua a essere in agguato in ogni pagina. Eppure Kobane Calling, in uscita il 12 aprile per Bao Publishing, vi colpirà. Ne avete avuto un assaggio con le due storie già apparse su Internazionale, inserite nelle 272 pagine del nuovo volume, ma leggere la sua ultima opera tutta d’un fiato vi darà un respiro molto più ampio sui viaggi che Calcare ha intrapreso tra novembre 2014 e luglio 2015.

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Questa volta non racconta vicende personali come in Dimentica il mio nome, o immaginarie invasioni zombie a Rebibbia come in Dodici. In questo caso, Zero getta luce su una realtà di cui molti parlano, ma che pochi conoscono davvero, soprattutto in prima persona. Stavolta Michele ha abbandonato le proprie certezze e il celebre quartiere romano per raggiungere il confine tra Siria, Turchia e Iraq. Con una destinazione: il Rojava, una regione del Kurdistan siriano dove si combatte la guerra contro lo Stato islamico. Al suo centro Kobane, “la città che ha cacciato l’Isis a calci in culo“. Grazie ai suoi pipponi (non sarebbe un fumetto di Zerocalcare se lui non chiedesse scusa per qualcosa) ci orientiamo all’interno del Rojava, un’area nel Nord della Siria non riconosciuta dalla comunità internazionale e retta da un confederalismo democratico regolato da un contratto sociale che prevede convivenza etnica e religiosa,partecipazione, emancipazione femminile, redistribuzione delle ricchezze e spirito ecologista. “Tié, vallo a trova’ un paese con una costituzione così avanzata“, racconta. Un’utopia minacciata dall’avanzata dell’Isis, ma che continua a tenere duro grazie le unità di protezione del popolo curdo maschili e femminili. Una realtà diversa da quella che normalmente ci immaginiamo e che Michele ha esplorato con il suo viaggio.

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Ma sia chiaro: Zerocalcare non vuole insegnare nulla a nessuno. “Fare il maestrino mi fa orrore“, ci diceva qualche tempo fa. E con Kobane Calling non ha davvero la pretesa di raccontare la verità sul complesso mondo della geopolitica mediorientale. Michele Rech ha semplicemente avuto la possibilità di visitare il Rojava,  giungendo fino a Kobane e incontrando le guerrigliere del Pkk, e ha scelto di raccontarlo a suo modo: a fumetti. Un rischio, per un autore abituato a raccontare più il proprio mondo interiore che quello esteriore, ma che è stato corso con la consapevolezza di narrare storie che gli stanno davvero a cuore. E ne è assolutamente valsa la pena. Sì, perché – nonostante gli (utilissimi) spiegozzi e il taglio da graphic journalist – ritroviamo lo Zerocalcare delle strisce e delle graphic novel che abbiamo amato, catapultato in un ambiente che (apparentemente) non gli appartiene. Ma il suo sguardo resta lo stesso, tra ironie e riferimenti pop. Incisi, flashback, mappe: la lettura di Kobane Calling fila via con leggerezza, calibrando rabbia, lacrime e sorrisi. Quasi all’ultima pagina, ci si accorge di quanto il fido armadillo appaia ben poco. Ma lo stupore dura un attimo, perché in fondo Zerocalcare non è solamente il suo armadillo (o il suo mammut), ma molto altro. E con Kobane Calling l’ha dimostrato.

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