CannaDx, l’apparecchio che analizza la qualità di uno spinello

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Crescono le startup che propongono piccoli apparecchi per analizzare l’analizzabile: dal cibo all’acqua, passando per la tua droga preferita. Ma ci farà bene?


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C’è qualcosa di pruriginoso nella voglia, nell’esigenza di sapere quel che mangiamo, beviamo e – per qualcuno paradossalmente, non per me – anche quello che fumiamo. Sarà l’eccesso di informazione, ma i nostri tempi ci spingono al controllo compulsivo di eventuali elementi chimici dannosi in tutto ciò che assumiamo. Su questo gioca il successo di un laboratorio portatile da poco lanciato negli Usa.

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CannaDx è un apparecchio (della startup californiana MyDx) grande come un telefonino, e serve per analizzare il contenuto e l’effetto della cannabis che stai acquistando. In questo senso è meraviglioso notare la neutralità della scienza (e del commercio), che riesce sempre a porsi un passo avanti alla legislazione, visto che l’uso di queste sostanze non è legale, per adesso, in ancora parecchi Stati americani, oltreché in gran parte del resto del mondo (e notiamo anche che apparecchi simili – SciO, per esempio – esistono anche per controllare come è stata tagliata la tua ecstasy, che mi risulta illegale in tutto il mondo).


A man calling himself Henry Hemp inhales marijuana using a vaporizer pen at HempCon medical marijuana show, May 24, 2013 at the Los Angeles Convention Center. Thousands of marijuana enthusiasts gathered for the three-day event for exhibits of medical marijuana dispensaries, collectives, evaluation services, legal services and equipment and accessories. Under California state law, people suffering from chronic diseases have the right to grow, buy and use marijuana for medical purposes when recommended by a doctor. In 2003 the Medical Marijuana Protection Act, established an identification card system for medical marijuana patients.      AFP PHOTO / ROBYN BECK        (Photo credit should read ROBYN BECK/AFP/Getty Images)

Tuttavia, lanciato lo scorso agosto a circa 700 dollari al pezzo, se ne sono già venduti mille esemplari.

CannaDx non è nato originariamente per i consumatori – cioè, da noi, più o meno 3 milioni di italiani considerando solo i giovani – piuttosto è l’evoluzione di apparecchi, sempre della MyDx, nati per testare la presenza di contaminanti nel cibo, nell’acqua e nell’aria. Ciò che maggiormente ha entusiasmato gli sviluppatori però, è stata proprio quest’ultima proposta: “C’è una miniera d’oro a disposizione della scienza della canna”, ha dichiarato il CEO dell’azienda. C’è da dire però che non è tutto oro quello che luccica. Il sistema funziona come un naso elettronico. Si macina un po’ di cannabis per volatilizzare i suoi componenti, si inserisce una cartuccia usa e getta nel dispositivo, e 16 sensori al suo interno rispondono alle sostanze contenute. Infine un algoritmo confronta il risultato a un database di riferimento. L’obiettivo non è solo scovare sostanze dannose – o più dannose della droga in sé, diciamo – ma anche capire bene cosa si sta fumando e che effetto avrà su di noi (rilassante, eccitante, divertente…). Peccato però che la cosa pare essere un po’ troppo approssimativa, visto che, per l’appunto, si fa riferimento a un database, non a quel pezzettino di fumo specifico.Che per 700 dollari sembra un po’ pochino.

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Ma se anche l’aggeggio funzionasse alla perfezione, siamo sicuri che ci faccia bene? Voglio dire, va bene tutto. Va bene scegliere bio per limitare i fitofarmaci. Va bene controllare la “naturalezza” di ciò che vestiamo o beviamo. Ma quando si decide di drogarsi – con lo zucchero e i grassi saturi, con il vino, la cannabis o quel che preferiamo – lo si fa per “staccare” il cervello, per concederci un peccato, per evadere. Siamo proprio proprio sicuri di voler controllare anche quello?

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