Sesto senso

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La scienza e la filosofia si sviluppano di pari passo con l’umanità e oggigiorno gli scienziati e i filosofi sono concordi sul fatto che le possibilità umane di investigare il mondo circostante sono limitate.



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Gli esseri umani potrebbero essere paragonati a delle “scatole nere”, capaci di sentire e di comprendere solamente i messaggi che ricevono e che procedono dall’esterno verso l’interno. Tutte le nostre indagini sono limitate dai cinque organi di senso e tutti gli strumenti che abbiamo costruito – e che costruiremo in futuro – conoscono le stesse limitazioni sensoriali, non essendo altro che espansioni, o amplificazioni, delle nostre qualità percettive. Questo accade semplicemente perché siamo costituzionalmente incapaci di immaginare ciò che i sensi non ci abbiano mai permesso di percepire. Il che equivale a chiedersi: Di quale senso addizionale abbiamo bisogno per esperire la vera realtà che ci circonda? Di solito non proviamo alcun desiderio di tale aggiunta, così come non sentiamo il bisogno di un sesto dito nella mano, e il fatto di non avere questo desiderio ci impedisce a priori ogni ambizione e ogni volontà di sviluppo. Di conseguenza tutte le ricerche che compiamo nel mondo hanno come sfondo i nostri cinque sensi, circostanza che ci impedisce di cominciare a vedere, sentire o comprendere ciò che si trova al di là delle nostre possibilità percettive naturali. Da qui derivano le ristrettezze delle nostre conoscenze.

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Non solo. Anche l’immaginazione non è che il frutto creativo delle esperienze sensoriali, perciò siamo solitamente incapaci di immaginare oggetti e creature differenti da quelli che ci sono in qualche maniera familiari. Se, per esempio, si domandasse a qualcuno di disegnare per noi una creatura aliena, quasi certamente il risultato sarebbe un’immagine coerente alle creature terresti a noi familiari. E se gli si chiedesse di raccontare qualcosa di fantastico o di non appartenente a questo mondo, quasi certamente il risultato sarebbe un racconto fatto di elementi più o meno simili a quelli cui siamo abituati. Un esempio basato sul senso comune può forse chiarire il senso del discorso meglio di molte parole: viviamo su un piccolo pianeta nell’immensità cosmica, cosa ci fa pensare che le leggi fisiche a noi note (per non spingerci oltre la materialità) siano le stesse ovunque? Lo supponiamo come ipotesi di lavoro, ma non possiamo in alcun modo provarlo. Lo stesso vale per le facoltà sensoriali: supponiamo il fatto che non ci siano ulteriori realtà semplicemente perché non ne abbiamo mai fatta l’esperienza, e non esiste scienza né filosofia che ci possa aiutare a comprendere ciò che si trova al di là del mondo materiale.

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Potrebbe darsi, tanto per dirne una, che nel medesimo spazio da noi occupato, ma in altre dimensioni, esistano altre creature e altri mondi che noi siamo incapaci di percepire appunto a causa delle limitazioni sensoriali. E potrebbe darsi che in un questo altro mondo allargato si trovino i motivi della nostra esistenza, di tutto quello che ci succede e le ragioni della nostra morte… ma noi ignorando quel mondo continuiamo a vivere senza avere la minima idea delle cause che regolano le nostre vite, privi come siamo di conoscenza e di ragioni esistenziali ulteriori. Tuttavia tra di noi vivono delle persone che hanno ricevuto delle facoltà percettive addittive e che sono perciò capaci di entrare in contatto con gli altri livelli dell’esistenza. Queste persone vengono chiamate in ebraico cabalisti, dal momento che sono capaci di ricevere ciò che trascende il mondo materiale (Qabalah in ebraico significa infatti “Ricevuta”): un tipo di conoscenza di gran lunga superiore a quello cui siamo abituati.

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Queste persone ci dicono che oltre il nostro mondo esistono altri mondi, spiritualmente superiori al nostro ma a questo simili. Ci dicono anche che i mondi sono uniti tra loro come gli strati di una cipolla, dove al centro si incontra il nostro mondo materiale, la sfera più interna di tutta l’esistenza, e noi che lo abitiamo – ci nasciamo, viviamo e moriamo – siamo incapaci di percepire qualunque cosa lo trascenda. I cabalisti ci dicono inoltre che quando ci riferiamo al nostro mondo come a “questo mondo”, sottintendiamo inconsciamente l’esistenza di altri mondi, mondi che saremmo invece in grado di percepire sviluppando delle facoltà sensoriali addittive. Un tale orizzonte ampliato viene detto “il mondo a venire”, perché fa riferimento all’esperienza di un frammento più grande di tutta la realtà.
Il metodo che può aiutarci a fare esperienza del “mondo a venire” viene chiamato “Saggezza della Qabalah”

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