Il silenzio

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Non si può dire con certezza cos’è il silenzio. Non è niente di percettibile. Non agisce nel campo dell’energia, del movimento, ma rappresenta un non-stato al di là di tutti gli stati.



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 Il silenzio nella meditazione è comunque la sorgente del movimento e del senza movimento. Essere nel silenzio meditativo crea una nuova maniera di vivere d’istante in istante; un modo di vita che non può essere diviso in momenti. Nella diversità della vita di tutti i giorni, lo sfondo resta sempre lo stesso e tutte le attività sono le espressioni spontanee di questo sfondo. Si cerca una sicurezza nella ripetizione e in uno schema di comportamento ormai acquisito. Nel silenzio della meditazione la vita scorre senza nessun riferimento ad un ego, ad uno sfondo predisposto; sovente è considerato come un abbandono di ogni attività.

Purtroppo noi ci conosciamo unicamente nell’azione, che nasconde e tende a emarginare la tranquillità. Il silenzio ci permette talvolta di sottrarci dall’agitazione confusa dell’azione e ridarci armonia e tranquillità. Un’improvvisa sensazione di complicità e di totale integrazione può allora apparire: ma sono attimi fuggenti, sono sensazioni brevissime; è forse questo uno squarcio della nostra antica felicità? Quando nel Nuovo Testamento Gesù tace, comunica qualcosa di più profondo e con un contenuto più vasto e più pertinente di quanto possono dire le parole. Rimproverato per essere stato silenzioso davanti a delle persone che l’hanno voluto provocare, dirà infatti: «Se non è stato toccato dal mio silenzio, non lo sarebbe stato certamente neanche dalle mie parole.» Questo silenzio è certamente più orientale che occidentale. Lo si riscontra pure sovente tra i saggi indiani. In Occidente è difficile comprendere che il silenzio talvolta è più eloquente delle parole; infatti quest’ultime possono, se mal interpretate, tradurre malamente o comunque in maniera imperfetta, la profondità di un pensiero.

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Si innesca così un altro linguaggio che presuppone un’attenta e scrupolosa ricerca di segnali e connotazioni, tali da rendere possibile una lettura interpretativa del silenzio. Il silenzio ha dunque il merito e il vantaggio di offrire le condizioni favorevoli ed essenziali alla scoperta dell’essere interiore. Nel silenzio l’uomo é invitato a riconsiderare la propria memoria e il proprio cuore ripulendoli da ogni sapere concettuale. Questa purificazione lo condurrà a poter accettare liberamente una serie di rinunce. Dopo di che potrà abbandonarsi all’ascolto della parola interiore e scoprire così l’«essere interiore». L’allontanamento del tumulto esteriore, o meglio detto la non-collaborazione a questa agitazione collettiva, aiuterà l’uomo a raggiungere la tranquillità necessaria per assumere il proprio compito. Schiavo delle sue passioni, dei suoi desideri, l’uomo, grazie al silenzio della meditazione diventerà un uomo veramente libero.

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