30 anni di Bubble Bobble

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Nell’agosto del 1986 usciva uno dei giochi più famosi del mondo, nonché il primo a introdurre il concetto di finali multipli

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Ecco a voi una di quelle notizie che ti fanno sentire vecchio:Bubble Bobble compie 30 anni. Ebbene sì, il cabinato di questo storico videogioco Taito arrivò nei bar e nelle sale giochi proprio nel periodo di agosto, giusto in tempo per diventare uno dei titoli più giocati tra un tuffo e l’altro dell’estate ’86, ma anche di quelle successive, e uno dei motivetti più riconoscibili del mondo di videogiochi.

La trama è ovviamente essenziale, ma più che sufficiente per farci giocare per 100 livelli. Il cattivo di turno rapisce due ragazze e tramuta i rispettivi compagni in draghetti spara-bolle, ai quali non resta altro da fare che mettersi in marcia per salvare le proprie amate. Il suo creatore, Fukio Mitsuji, lo concepì quando aveva 26 anni. Se non sapete di cosa stiamo parlando, sappiate che siete di fronte a uno dei titoli arcade più giocati di sempre, così giocato che probabilmente non solo ci ha giocato vostro padre, ma anche vostra madre (di sicuro ha giocato allo spin-off: Puzzle Bobble). Bubble Bobble nasce infatti con premesse molto simili a Pac Man: creare un gioco che piacesse anche alle ragazze e le portasse in sala giochi. Per questo aveva personaggi carini e cartooneschi, per questo la violenza era sublimata in draghetti che sparavano bolle colorate e per questo fu uno dei primi giochi a permette di giocare in due senza che ci fosse uno scontro violento tra i giocatori (all’epoca Double Dragon prevedeva comunque un combattimento finale tra i protagonisti).

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Le origini di Bubble Bobble sono quelle di un altro gioco Taito abbastanza assurdo, uscito tre anni prima: Chack n Pop, in cui una specie di pollo deve recuperare un cuore eliminando dei mostri usando bombe a mano. Mettendo a confronto i due giochi oggi è impossibile non notare che molti dei nemici sono identici. Bubble Bobble era ovviamente ricco di segreti, i più famosi riguardano alcuni livelli che era possibile raggiungere solo completando gli schemi 20, 30 e 40 senza mai morire. Inoltre, se alla fine del livello i punteggi dei giocatori mostravano due cifre finali identiche, i bonus che il gioco elargiva al completamento dello schema erano maggiori. Come molti giochi dell’epoca, l’obiettivo principale di Bubble Bobble era spillarci quante più monete possibili, per questo la difficoltà saliva a livello quasi improponibili col proseguire dell’avventura. Ma la cosa più difficile da mandare giù era senza dubbio il fatto che se lo finivi da solo, il gioco ti diceva chiaramente “Questo non è il vero finale, torna con un amico”. Vista l’enfasi che Taito aveva posto sul concetto di cooperazione, per assistere alla vera conclusione del gioco bisognava infatti finirlo con qualcun altro, solo allora appariva la scena in cui i due protagonisti tornavano essere umani e si riconciliavano con le proprie fidanzate.

E non è finita, perché esiste un finale ancora più esaustivo, ad esclusivo appannaggio dei veri professionisti, ovvero quelli che dopo aver finito il gioco in modalità normale, superavano tutti i livelli anche in modalità Super, ovvero con velocità e difficoltà aumentata. In questo caso il finale aggiungeva un pezzo di storia: il cattivo finale del gioco sono in realtà i genitori dei due ragazzi, anch’essi trasformati dalla stessa magia che li aveva resi draghetti. Questo rende di fatto Bubble Bobble il primo gioco a finali multipli della storia, ulteriore merito per un titolo che ha avuto un successo incredibile, generato tantissime scopiazzature, conversioni e seguiti, tra cui il bellissimo Rainbow Island, altro grande classico dell’epoca e il giocatissimo Puzzle Bobble. Peccato che il codice originale del gioco si sia perso nei meandri degli archivi Taito in un momento imprecisato degli anni ’90.

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