Come ti senti quando muori? Te lo dicono i chimici

Share:
Metti mi piace alla nostra pagina!

Ecco cosa succede quando stai per morire con una pugnalata nel cranio

1446217695_Halloween-death2-GETTY--1280x628


Fonte

Scienziati dell’American Chemical Society si sono divertiti a immaginare, come sarebbe essere assassinati. E lo hanno spiegato in un video.


In sostanza, quello che si vede in tutti i film horror. Con la differenza di mettersi nel cervello della vittima. Quindi ben oltre la macchina da presa. La paura si vede, il terrore è la prima risposta dei viventi di fronte alla minaccia e innesca la fuga, adrenalina a mille e pressione a duemila per pompare il sangue che serve ai muscoli per arrampicarsi sui muri. Ma ovviamente il vostro persecutore è maleficamente più forte e quindi vi raggiunge. Ora tutto questo in termini tecnico-scientifici viene risolto così: il glutammato trasmette il segnale di pericolo all’ipotalamo che comincia a produrre adrenalina come un forsennato per consentirti di combattere o scappare via (in inglese Fight or Flight) al meglio delle vostre possibilità. Un nucleo di neutroni funziona come le oche del Campidoglio, ovvero è molto sensibile a qualsiasi segnale di stress e comincia a strillare alla materia grigia che è questione di vita o di morte. Tecnicamente, questi neuroni asserragliati nel cervello si chiamano Pvt che sta per ventricoli paraventricolari, i quali cominciano a strombazzare l’allarme alla sostanza grigia periacqueduttale che – come un piccolo acquedotto – riversa l’allarme nervoso sull’interruttore dell’allarme. Le ghiandole adrenaliniche cominciano a pompare più forte dell’idrante dei pompieri e il muscolo cardiaco accelera macchina forza tutta per tentare di salvarvi il didietro dall’invasato che sta per staccarvi la testa. Se riuscite a evitare il primo colpo d’ascia o le coltellate è probabile, secondo i chimici, che cominciate a urlare come si vede nei film, a meno che non siate deboli di cuore e non vi abbia colpito un infarto. Potrebbe darsi il caso che siete dei combattenti e l’impulso dell’urlo diventa un kiai tipo karate che spinge il braccio a farvi impugnare il primo oggetto contundente per fracassare la testa dell’aggressore, un’ottima strategia a meno che non si tratti di uno zombie. Accade che l’urlo (di spavento o energetico) a sua volta stimola l’amigdala, un’altra ghiandola che chiama all’emergenza e reazione. Se il bruto vi colpisce sentirete un dolore lancinante, ma è una cosa utile: i nocicettori presenti nei gangli spinali attivano le risposte neuro-muscolari, in pratica è l’ultimo impulso a reagire in qualche modo alla minaccia e forse vi dà la forza di tentare di infliggere un’altra mazzata al boia. Ma se le ferite ricevute sono mortali, allora non ce la farete. Avrete però – di questo gli scienziati sono sicuri – un barlume di coscienza prima di esalare l’ultimo respiro.

Ti Piace questo Articolo?