Internet rende stupidi? Le 15 cose più folli successe sul web

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Dai challenge su Facebook (alcol, fuoco, ecc.) alle bufale dell’anno fino ai selfie più macabri: ecco la lista delle 15 cose più folli successe di recente in Rete

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Internet è pieno di cose stupide. Dalle bufale, ai siti di clickbaiting – quelli che propongono titoli accattivanti e altisonanti che poi si tramutano in un nulla di fatto – fino ai troll, i commentatori compulsivi che non fanno altro che inviare messaggi provocatori al solo fine di irritare il prossimo. Un mare magnum di contenuti più o meno futili che ha scatenato l’attacco di Umberto Eco che ha sintetizzato internet e i social media come «l’invasione degli imbecilli». Abbiamo cercato di ricordarci le 15 cose più folli e stupide successe nella storia recente di internet.

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NekNomination. Un gioco di bevute in versione 2.0. In sostanza era una sfida a chi riusciva a bere di più: il perdente avrebbe dovuto pagare i drink all’altro. Tutto davanti a una telecamera e sotto la lente d’ingrandimento di Facebook. Chi veniva nominato aveva 24 ore di tempo per bere un drink tutto d’un fiato e evitare la penitenza. Un gioco alcolico rischiosissimo che, si pensa, possa aver causato almeno cinque morti in Gran Bretagna.

La gaffe per la morte di Manlio Sgalambro. Il 6 marzo 2014 muore il filosofo italiano. La notizia arriva nelle redazioni giornalistiche e bisogna essere rapidi: così si saccheggia Wikipedia dove c’era scritto che era l’autore di alcune canzoni popolari come Fra Martino campanaro e Madama Dorè. Una gaffe vistosa nella quale cadono numerose testate nazionali che per la fretta non hanno potuto verificare correttamente la notizia.

La ricerca. Un migliaio di volte al mese su Google si effettua la ricerca: “come occultare un cadavere”. Aspiranti assassini o giallisti incalliti? La perplessità rimane.

Ice Bucket Challenge. Nell’estate scorsa impazzava la corsa a tirarsi le secchiate di acqua gelida per sensibilizzare le persone sulla sclerosi laterale amiotrofica e cercare di aiutare la ricerca a raccogliere fondi. L’idea era lodevole ma cadde vittima di un pressappochismo generale e molti non approfondirono il concept finendo per girare video “a favore della Sla”: si raccolsero molte secchiate e pochi soldi.

Paura e delirio a Las Vegas. Quattro anni fa un incidente toglie la vita a tre ragazzi nel tarantino. La notizia va data in fretta e si cerca sui social network una foto dei giovani coinvolti. Uno di loro, però, ha come foto profilo un’immagine di Johnny Depp nel film “Paura e delirio a Las Vegas”. Una redazione non se ne accorge e pubblica la foto online e sul cartaceo del giorno successivo.

Fire challenge. Molto simile a NekNomination: la sfida è riuscire a cospargersi il petto di un liquido infiammabile e darsi fuoco. Molti giovani negli Stati Uniti sono finiti al pronto soccorso ma per fortuna questo challenge ha riscosso meno successo degli altri.

La donna con tre tette. Era una bufala, non esiste se non in Atto di Forza, ma si tratta di un film.

Revenge porn. Un’altra cosa stupida dettata dalla voglia di vendetta per essere stati traditi. Migliaia di ex, per la stragrande maggioranza uomini, delusi dalla fine della loro relazione, hanno deciso di mettere su internet foto e video della loro ex ragazza aggiungendo nome, numero di telefono e un collegamento alla pagina facebook della persona ritratta, in modo tale da metterla in imbarazzo e farla vergognare di fronte a una platea potenzialmente globale. Per fortuna si sta lavorando per introdurre un reato specifico per questo comportamento e tutelare le vittime per la rimozione dei contenuti dalla Rete.

I selfie vergognosi. Quello con l’infermiere malato di Ebola in Sardegna. Quello davanti alla cioccolateria di Martin Place, a Sydney assaltata dai miliziani dell’Isis nel dicembre scorso. Quello con la macchina ribaltata e data alle fiamme a Roma durante il corteo dei black bloc un mese fa. Autoscatti al limite del macabro fatti soltanto per attirare like in Rete.

Bedsurfing. Un’altra bufala bella e buona. Una 19enne cinese era disposta a fare il giro del mondo e in cambio dell’ospitalità, avrebbe fatto sesso con i proprietari di casa. Una notizia che è diventata subito virale ma che si è rivelata essere una campagna di marketing per il lancio di una nuova dating app.

Charlie Charlie challenge. Un foglio di carta, due matite e un quadrante con due parole. Una volta fatta la domanda allo spirito di Charlie – che sarebbe di ispirazione messicana – la matita si sposta e ottieni la risposta. Ovviamente basta anche solo un soffio a spostare la matita ma l’ipotesi del fantasma satanico ha più forza.

Balconing. Saltare da una finestra o da un balcone per tuffarsi in piscina. Che c’entra internet? Lo scopo è pubblicare il video online su Youtube per far vedere la bravata. Purtroppo, solo nel 2010, si sono regstrati almeno 6 vitime e numerosi feriti.

Fare bravate in moto e riprendersi. Sono decine i filmati finiti su Youtube di motociclisti (ma anche automobilisti) che hanno commesso una bravata, si sono ripresi e hanno postato il video online. Da quello che entrò a tutta velocità in un centro commerciale in Polonia a chi si riprese mentre sfrecciava nel traffico a 260 chilometri orari. La diffusione è calata da quando la polizia ha cominciato ad arrestare gli autori dei video.

Comprare un kit antiufo. L’ufo detector consiste in una specie di radar che controlla la presenza in cielo di oggetti volanti non identificati. L’ha proposto un’azienda brasiliana e l’ha venduto in Rete per 135 dollari.

Anzi no, comprarsi il kit antivampiro. Una scatola composta da pistole, croce bianca e altri ammenicoli ma dalla certificazione sicura. Prezzo: 4500 dollari.

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