Evil Dead (La Casa)

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Ash (Bruce Campbell) e compagnia bella si recano in un cottage isolato per passarsi una bella vacanza. All’interno del cottage trovano un nastro. Su questo vi è incisa un’invocazione registrata da uno studioso che si stava dedicando alla ricerca di mitici esseri demoniaci. I giovani ascoltano con gran superficialità la registrazione non rendendosi conto che in tal modo hanno risvegliato qualcosa di terribile.



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La frase dal film: “Perché avete disturbato il nostro sonno, risvegliandoci dal nostro antico riposo? Morirete tutti, come gli altri prima di voi. Uno dopo l’altro vi prenderemo”

Nei credits finali Raimi definisce il suo film come “The Ultimate Experience in Grueling Horror” con quell’ultimo aggettivo “grueling” che sta a sottolineare, a più livelli, “l’estenuante” sequela di immagini horror alla quale sarà esposto lo spettatore, ma anche (forse) il lavoro estenuante che è toccato a lui e a chi ha dato fiducia ad un giovane cineasta nel realizzare un film che in brevissimo tempo è assurto a cult-movie. Raimi, 23enne nel 1982, mescolò insieme la lezione italiana, relativamente al livello gore, la scuola horror internazionale di successo (Friedkin, Romero, Craven, …) e vecchi elementi di commedia slapstick (Chaplin, Three Stooges, …), condendo il tutto con un’involontaria imperizia dettata da evidenti limiti tecnici e produttivi, realizzando il piccolo capolavoro che va sotto il nome di The Evil Dead. La Casa, come è stato rititolato in Italia (facendo più che altro un favore a successive produzioni nostrane), è un vero film splatter la cui tale quantità di sangue arriva ad oltraggiare, oltre lo spettatore, ancor prima l’interprete; Ash (Bruce Campbell), l’unico superstite, viene deriso, picchiato, schernito, bagnato di liquido rosso come mai è successo ad un altro protagonista di horror prima di lui, creando un precedente paragonabile solo al Lionel di Splatters – gli schizzacervelli (1992). Questo film, seguito da due altre pellicole nelle quali si è calcata la mano sul livello comico, è stato riletto anch’esso come film splatterstick (splatter + slapstick) mentre, in effetti, La Casa è, dei tre, la pellicola più puramente horror, più malvagia ed inquietante, in cui, per inciso, il viso di Bruce Campbell non viene ancora sottolineato da riprese specifiche atte a marcarne la comicità (il suo mento pronunciato, quasi caricaturale e fumettistico, fu citato dallo stesso attore nella sua biografia “If chins could kill” – “Se i menti potessero uccidere”). La mdp di Raimi, gestisce il tutto in modo dinamicissimo con riprese rasoterra, zoomate, spostamenti veloci d’inquadratura che rendono il racconto e i dialoghi (in sé deboli) quasi superflui. Nonostante le ristrettezze economiche gli SFX sono davvero pregevoli, anche quelli più complessi realizzati in stop-motion. Altrettanto azzeccati sia alcuni momenti di paura che fanno balzare dalla sedia (anche coloro che il film l’hanno visto più di una volta), sia gli effetti audio disorientanti. Sam Raimi inaugura, senza volerlo, una sequela di altre pellicole che si rifaranno al suo film solo nel nome (ahimé), mentre, cosa più importante, darà nuova linfa al genere che farà tesoro della sua tecnica e del suo stile. I due seguiti, come detto precedentemente, calcando la mano sullo splatterstick, perderanno qualcosa sul piano della paura. Poco male, la saga raimiana della Casa comunque è davvero pregevole; questo primo episodio poi, è imprescindibile.

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La trilogia “ortodossa” de La Casa è composta da: La Casa (1981), La Casa 2 (1987), L’Armata delle tenebre (1992). Raimi stesso sta producendo attualmente il remake de La Casa.

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