E così, alla fine, me ne sono andato.

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Ci permettiamo di postare una lettera che abbiamo letto in giro per il web, l’autore è Abdou M. Diouf, lo scritto riesce a descrivere bene delle sensazioni che  molti hanno provato almeno una volta nella loro vita.

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Fonte: Web


L’ho capito solo ora. Ora che ho fatto di nuovo le valigie e sono partito. Partito per allontanarmi da te. Dal tuo sguardo, dai tuoi occhi, dal suono della tua voce, dai tuoi modi di fare, dai luoghi che ho visto e non ho saputo descriverti, dal profumo buono dei tuoi capelli, dalle storie che ascoltavo e che non vedevo l’ora di raccontarti, dai miei pensieri che iniziavano sempre col tuo nome, dai pochi chilometri che ci separavano, dai tuoi silenzi, dalle mille emozioni nascoste dietro alle parole che pensi e non dici, dalle tue incertezze che nascondevano le tue paure, dalle canzoni che, insieme a te, ho cantato da solo, dai film che non abbiamo mai visto, dalle volte che guardando un tramonto mi giravo a cercarti ma tu non c’eri, dai posti sperduti del mondo che nella mia mente abbiamo già visitato, dai libri che ho letto ad alta voce come se tu fossi lì ad ascoltare, da ogni messaggio insensato che ho scritto solo per entrare nella tua giornata, dalle volte che ho riso fino alle lacrime e tu non l’hai visto, dalle risposte che non ho saputo dare a chi mi chiedeva di restare, dalle tante volte che volevo abbracciarti e non potevo, dai baci che non ti ho mai dato, dalla mia mano che cercava la tua senza trovarla, dalla paura di perderti senza averti mai avuta, dall’amore trattenuto più di una volta per non spaventarti, dalla solitudine che non ho mai saputo spiegare a nessuno, ma che svaniva ogni volta che eravamo insieme.

Allontanarmi da tutto ciò che mi ricordava te. Da tutto ciò che mi impediva di guardare la realtà. Quando la realtà è che da te sono sempre stato lontano. Siamo sempre stati lontani.

L’ho capito solo ora. Non ero io.

E così, alla fine, me ne sono andato.

Non avevo più nient’altro da darti. E quando non hai più niente da dare la cosa migliore da fare è andartene. Allontanarti.

Solo due cose mi erano rimaste: le mie parole e un ultimo frammento di cuore. Un brandello. Ti ho donato un pezzo di cuore alla volta. Un frammento. Un frammento per ogni frase che ho scritto. Ma questa volta non era come le altre notti passate a contare le volte che mi sono detto “È l’ultima volta!”, questa volta sentivo davvero che era l’ultimo. L’ultimo frammento di cuore rimasto.
L’ultima frase.

Alla fine volevo solo rompere quel guscio che hai sempre portato con te. Quel guscio in cui ti sentivi al sicuro, che ti rendeva invisibile, lontana, nascosta al mondo. Farti vedere, invece, quanto il mondo sarebbe più bello e luminoso con te e, tenendoti per mano, senza lasciarti mai sola, accompagnarti in quest’avventura che è la vita. Solo questo.

Ero pronto a darti l’ultimo frammento di cuore, ma il pensiero che anche quest’ultimo frammento sarebbe potuto non bastare mi ha fermato. Mi ha paralizzato. Non sarei sopravvissuto.
E così ho deciso che l’avrei tenuto per me, per tenermi ancora in vita. E, da qualche parte, lontano da te, ricominciare.

Non ero io.
Non sono riuscito a rompere il guscio.

E così, alla fine, me ne sono andato, lasciando tra queste righe quello che mi ero promesso di tenere per me: l’ultimo frammento di cuore.
Eccolo.
Ancora una volta, per te.

Poso la mano sul petto e resto in ascolto. Prima il silenzio… poi un sorriso.

Batte ancora.

Sono vivo.

(Ab)

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