Social: uomini che umiliano le donne

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Nascono sempre più numerosi gruppi social dove vengono pubblicate foto all’insaputa delle vittime.

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Nella stragrande maggioranza sono gruppi segreti di Facebook e l’unico modo per entrare è richiedere l’iscrizione e dimostrare di essere uno del branco, un assatanato che vede “troie” ovunque. Parlare come loro ed usare la stessa terminologia da maniaci 2.0 è l’unico modo per noi d’intraprendere un viaggio in questo nuovo triste anfratto del mondo social. L’unico interesse di questi gruppi è avere foto da commentare e  sulle quali vomitare le più basse fantasie sessuali, istinti che quasi sempre per molti dei membri di questi gruppi si manifestano solo dietro una rassicurante tastiera da computer. Donne che sono al mare o in palestra, in ufficio o alla stazione, un numero spropositato di insospettabili sta lì a fotografarle di nascosto per riversare le immagini sul web. Scatti normalissimi, frammenti di vita reale rubata anche dalle pagine social, che rimbalzano di bacheca in chat e infine su Whatsapp. Basta poco per trasformare un semplice selfie in un pretesto di tempesta d’insulti ed aggettivi sempre più volgari e fantasiosi. Spesso si tratta anche di vile vendetta da consumare gettando fango su qualche ex.  L’articolo 167 del codice della privacy prevede la reclusione da uno a sei mesi per chi pubblica foto senza consenso. Ma di fatto viene garantita l’impunità a questi nuovi primitivi che vedono “zoccole e vacche” ovunque. Tante donne soffrono in silenzio, e l’umiliazione del cyberbullismo a sfondo sessuale si mescola alla paura e alla frustrazione.

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