Le perversioni sessuali dei grandi pensatori della storia

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Prima ancora di essere grandi scrittori o pensatori erano persone come noi, che scopavano come noi.

Al primo anno di università, di fronte alle nostre lamentele per un noiosissimo monografico che ci sarebbe toccato nel secondo semestre, il professore di letteratura rispose molto pacatamente ricordandoci come tutti quei manuali su cui avremmo dovuto passare le ore erano scritti da uomini che, prima di essere scrittori o grandi pensatori, erano delle persone esattamente come noi—con le stesse difficoltà, le stesse paure e “la stessa voglia di scopare.” Era un suo modo per dirci che anche dietro ai testi più noiosi si nascondono infinite realtà da cui poter imparare qualcosa su come stare al mondo. In un certo senso, però, la sua risposta è anche il motivo per cui siete qua a leggere questo post.  Sì, un sacco di grandi scrittori scopavano come noi. No, anzi, un sacco di loro fantasticavano o facevano cose che tu non faresti mai.



IL CROCIFISSO E L’OSTIA

Da La nuova Justine, ovvero le sciagure della virtù di De Sade. Via Wikimedia Commons.

Il Marchese Donatien De Sade, a esclusione delle sue doti letterarie e politiche, è conosciuto per le sua vita libertina, priva di regole e assolutamente distante dalla religione, dalla morale e dai dettami della sua educazione cattolica. Ciò si riflette anche nei suoi interessi sessuali: le parole “sadici” e “sadismo” derivano direttamente dal suo nome. De Sade credeva per esempio che la donna potesse simulare un orgasmo ma non la sofferenza, e in questo riconosceva il vero volto del sesso. Sicuramente, in tutte le sue perversioni, è sempre stato aiutato dal fatto che il suo titolo e buone conoscenze fra la polizia gli concedessero “qualche scappatella”. Così, appena sposato, invitò la prostituta Jeanne Testard nella sua casa di campagna. Una volta lì le chiese se credesse in Dio, ottenendo una risposta affermativa. Contrariato, iniziò a insultarla e a raccontarle di aver invece provato l’inesistenza di Dio masturbandosi in un calice e della volta in cui aveva penetrato una giovane donna infilandole prima due ostie nella vagina. Dopodiché cercò di convincere Testard a frustarlo, a fare sesso con lui e a farsi fare un clistere per defecare su un crocifisso. Arrestato a seguito di una confessione di Testard, venne appunto scagionato poco tempo dopo. Il suo primo scandalo pubblico è nato da una dichiarazione di Rose Keller. La donna dichiarò alla polizia che De Sade l’aveva legata, braccia e gambe, al letto. Dopo questo l’avrebbe picchiata con una frusta e infertole piccoli tagli sul suo corpo, su cui aveva lasciato cadere gocciolare cera calda. Sade ammise l’uso della frusta, ma negò il resto. Uno degli ultimi fu invece legato a un gruppo di minorenni, reclutati da De Sade e la moglie per trascorrere sei settimane di eccessi sessuali nel castello di famiglia.

GOLEM PORN

Ho sempre pensato che nello sguardo di Kafka ci fosse qualcosa di estremamente malsano e facendo le ricerche per questo articolo ho scoperto che, forse, ho sempre avuto ragione. Certo, Kafka, con opere come La Metamorfosi o Il Processo, ha analizzato profondamente temi come l’ineluttabilità della giustizia e l’angoscia esistenziale. Ma sarebbe stato anche un grande appassionato di porno estremo e disturbato. James Hawes, uno studioso di Kafka e autore di Excavating Kafka, mostra infatti come lo scrittore fosse stato un amante di pornografia estrema. Nel libro emergono una serie di illustrazioni con bambini che escono da vagine situate sul poplite e golem che afferrano il seno di donne con i loro artigli.  Le ricerche e le conclusioni tratte da Hawes non sono piaciute ai critici tedeschi, che hanno descritto Hawes come uno “che non ha la minima idea di chi sia Kafka” e hanno sostenuto che comparare delle illustrazioni al porno hardcore “sarebbe come comparare un poesia di Heinrich Heine con uno slogan di McDonald’s.” Difficile stabilire chi avesse davvero ragione, ma resta il fatto che quello sguardo ha qualcosa che non va.

SOTTOMISSIONE

Max Weber e la moglie.

Durante il mio periodo universitario ho avuto più a che fare più con L’etica protestante e lo spirito del capitalismo che con i miei compagni di corso. Max Weber, infatti, è uno di quei pensatori con cui chiunque intraprenda un percorso di studi umanistico avrà, giustamente, a che fare.  Lo studioso tedesco è considerato uno dei maggiori pensatori del razionalismo occidentale, ha passato gran parte della sua vita in ambienti universitari e ha predetto un sacco di dinamiche socio-economiche che hanno formato il mondo che stiamo vivendo. Non a caso, nel 1901, viene colpito da una profonda depressione. In quegli anni Weber è stato vittima di diversi episodi maniaco-depressivi che hanno reso la sua vita una continua ricerca della felicità ostacolata dalla malattia e dall’angoscia. Fortunatamente poi ha incontrato Else, una giovane studentessa, che lo ha aiutato a uscire dalla depressione. Sono state trovate 530 lettere che oltre a testimoniare la loro relazione, mostrano l’elisir della felicità di Weber: la sottomissione.  Nelle lettere, lui la chiamava “Wildkatze”, che oltre ad essere simile al nome su Instagram della mia ex, significa “gatta selvaggia”. Un nome abbastanza calzante, considerato il trattamento cui lo scrittore chiedeva di essere sottoposto: le chiedeva difatti di morderlo, picchiarlo, punirlo e di farlo “sentire come una pecora”. Un desiderio sì di umiliazione, ma nel quale Weber aveva identificato la propria unica ragione di vita e la propria fonte di creatività—come testimonia Joachim Radkau, l’autore della sua biografia.

MENO DI DIECI PIEDI

Una delle storie che mi ha sempre affascinato di Alexander Pushkin ha a che fare con la sua morte e con George D’Anthès, un ufficiale francese delle guardie russe. A Pietroburgo, aveva iniziato a girare la voce che il francese se la facesse con la moglie di Pushkin e quando quest’ultimo ricevette una lettere anonima intitolata “diploma del cornuto”, sfidò a duello il padre adottivo di D’Anthès, un importante ambasciatore olandese—convinto che fosse lui l’autore della lettera. Dopo un’atra serie di intrecci che avevano a che fare con la sorella della moglie di Pushkin, l’ambasciatore accettò la sfida che consisteva nello spararsi a vicenda in periferia, accanto al fiume Chernaya. Ovviamente Pushkin si beccò una pallottola allo stomaco e due giorni dopo morì—anche perché si spararono da meno di dieci metri. Non a caso Pushkin passò alla storia non grande tiratore ma come uno dei maggiori esponenti del romanticismo russo, innovatore della lingua letteraria russa e per la sua passione per i piedi. Il poeta sembrerebbe aver avuto un feticismo per i piedi femminili. Intere strofe di  Eugene Onegin, infatti, parlano dei piccoli piedi delle signore, della loro sottigliezza e di come il poeta possa solo sognarli nella notte. Il presunto feticismo sembra essere confermato da Dostoevsky che, nei nel secondo capitolo de I Fratelli Karamazov, fa diversi riferimenti a come Pushkin fosse ossessionato dai piedi.

IL VECCHIO E IL “PIATTO FREDDO”

D’Annunzio impegnato nella lettura. Foto via Wikimedia Commons.

OK. Dalla costola asportata per farsi i pompini al pigiama con il buco, le leggende che ruotano attorno a D’Annunzio sono tante ma, come tutte le leggende, anche queste celano un fondo di verità. Nella sua costante ricerca del piacere ci sono di sicuro due cose che D’Annunzio amava: il sesso e la cocaina e gran parte delle volte l’una non escludeva l’altra.  In un appunto del 5 ottobre 1933, a 70 anni, D’Annunzio sottolinea quanto la cocaina fosse un ottimo stimolante per ogni appetito: “Dopo ventiquattr’ore di orgia possente e perversa,” scrive, ”vado subito a cercare, nel risveglio, il ‘piatto freddo’ nel corridoio buio. Mangio avidamente—non come un principe ma come un minatore—prendo le fette con le belle dita. O sapori della giovinezza!”

OPS…

Con Ulisse e Gente di Dublino, Joyce ha dato un bel calcio in culo a tutta le letteratura dei primi del Novecento. Nonostante questo, Joyce non fece una vita proprio sana e si ritrovò a soffrire di diabete, colite, gastrite, piorrea alveolare, reumatismo articolare acuto, delirium tremens [un modo carino per dire alcolizzato] e nel 1923 era rimasto completamente senza denti. Ma più che bere quello che piaceva più allo scrittore erano le scoregge. Sì, le scoregge e in particolar modo, le scoregge durante il sesso.  In una delle lettere scambiate con sua moglie, l’irlandese scrisse: “Le parti del tuo corpo che fanno sconcezze sono quelle che mi piacciono di più, ma preferisco il sedere, amore, alle poppe, perché fa una cosa così sporca.” E ancora, “Io penso, Nora, che riconoscerei dovunque le tue scoregge. Scommetto le riconoscerei perfino in una stanza piena di donne che scoreggiano. Fanno un rumore da ragazza, non come certe mogli ciccione che immagino scoreggino in modo umido e ventoso. Le tue sono improvvise, secche e sporche come le farebbe una ragazza spiritosa, per gioco, di notte, in dormitorio. Spero proprio che la mia Nora voglia farmele sul viso, sì che io possa anche odorarle.”

La lettera è stata venduta all’asta da Sotheby’s per 350.000 euro.

BAMBINO CATTIVO

Da Le confessioni di Rousseau. Via Wikimedia Commons.

Se gran parte di questa importante analisi è frutto di scambi epistolari o scritti personali, ci sono anche autori che hanno apertamente parlato delle proprie inclinazioni. Primo fra tutti Jean-Jacques Rousseau, a cui piaceva essere sculacciato. Il filosofo francese, infatti, nelle Confessioni parlò addirittura della natura della sua ossessione, facendola risalire alla governante della sua infanzia: La Signorina Lambercier, nostra tutrice, esercitava in tutto su di noi l’autorità di una madre, anche per infliggerci la punizione classica data ai bambini… Chi avrebbe mai detto che questa disciplina infantile, ricevuta all’età di otto anni dalle mani di una donna di trenta, dovesse influenzar così tanto le mie propensioni, i miei desideri, tutte le mie passioni per il resto dell’esistenza… Cadere ai piedi d’una padrona imperiosa ed esser messo sulle sue ginocchia, del tutto inerme e scoperto a lei, obbedendo ai suoi ordini ed implorando perdono, sono stati per me i godimenti più squisiti; e più il mio sangue s’è infiammato sforzandosi in fervide fantasie e più ho acquisito l’aspetto d’un amante piagnucolante. Il suo desiderio di ricevere degli schiaffi sul culo bianco è rimasto, ed è cresciuto così tanto  che un giorno l’ha mostrato a un certo numero di giovani donne, nella speranza che qualcuna avrebbe capito e gliene avrebbe date.

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