La storia dell’uomo che ha vissuto per 27 anni da solo nei boschi

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Un giorno del 1986 Christopher Knight, che allora aveva vent’anni, lasciò tutto ed entrò in un bosco…

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Un giorno del 1986 Christopher Knight, che allora aveva vent’anni e per lavoro installava sistemi di sicurezza nel Maine, lasciò tutto ed entrò in un bosco, portando con sé un po’ di cibo, qualche vestito e qualche attrezzo da campeggio. La storia di Knight è stata raccontata per la prima volta nel libro The Strange in the woods, uscito pochi giorni fa negli Stati Uniti: lo ha scritto Michael Finkel, l’unico giornalista con cui Knight ha accettato di parlare, tra le decine che gli hanno chiesto un intervista. Knight non ha mai saputo spiegare perché decise di lasciare tutto e sparire nei boschi. Il suo non fu un eremitaggio per motivi religiosi, né lo fece per protesta contro la società contemporanea o per cercare un qualche tipo di ispirazione artistica. «Non posso spiegare le mie azioni. Non avevo piani quando me ne sono andato, non pensavo a niente.  Dopo diversi esperimenti, trovò un buon posto dove sistemarsi: una zona del bosco con dei massi che nascondevano una piccola radura. Ma il cibo continuava ad essere difficile da trovare. Knight si rese conto però che le molte baite nel bosco, utilizzate soprattutto come case per le vacanze da gente che viveva in città, non avevano praticamente nessun sistema di sicurezza. Erano quasi sempre vuote, e le finestre erano spesso lasciate aperte. Da quel momento, per i successivi 27 anni, Knight avrebbe commesso centinaia di furti, rubando non solo cibo, ma videogiochi, televisioni, canoe, e moltissimi altri oggetti. Per farli, Knight osservò attentamente le abitudini e gli spostamenti delle persone che vivevano nelle case o che ci passavano solo le vacanze o i weekend. Capì che il momento migliore per entrare nelle baite erano le notti dei giorni infrasettimanali, soprattutto quando il tempo era brutto. Non camminava mai sulle strade e sui sentieri, non rubava mai nei weekend. All’inizio cominciò ad agire nelle notti di luna piena, per vedere meglio, ma quando sospettò che la polizia fosse sulle sue tracce cominciò a muoversi nelle notti senza luna. Cambiava sempre le modalità dei furti, per lasciare meno indizi possibile. E preferiva farlo dopo essersi tagliato la barba e indossando abiti puliti, nel caso – remoto – in cui si fosse imbattuto in qualcuno. Rubava da un centinaio di case, e quando gli servivano oggetti più ingombranti – come una bombola del gas o un nuovo materasso – prendeva in prestito una delle tante canoe ormeggiate sul lago. Capì che era meglio non rubarle, perché il proprietario avrebbe chiamato la polizia. Si spostava sul lago in canoa, tenendosi vicino alla costa. Arrivava vicino alla casa che aveva scelto e a volte aspettava ore, per assicurarsi che non ci fosse nessuno. Non rischiò mai entrando in case quando gli inquilini erano all’interno. A volte le case erano lasciate aperte, altre volte trovava all’interno le chiavi di scorta e le lasciava in un posto nascosto lì vicino. Per scassinare le porte e le finestre usava alcuni attrezzi che aveva rubato, e prima di andarsene cercava di rimettere tutto a posto, anche richiudendo dietro di sé la serratura della porte. Molte persone che vivevano nelle case si accorsero in fretta dei furti, e cominciarono a lasciare fuori dalle porte del cibo, o addirittura dei fogli su cui potesse scrivere quello di cui aveva bisogno. Knight però non ne approfittò mai, per paura di cadere in una trappola. Un poliziotto ha raccontato che «il livello di disciplina che mostrava era oltre quello che chiunque di noi potesse anche solo remotamente immaginare. Il tempo e la fatica per esplorare la zona, il talento con le serrature, la capacità di entrare e uscire senza essere scoperto». A Finkel, Knight ha raccontato che non è in grado di descrivere l’esperienza di stare così tanto tempo da solo. «È complicato. La solitudine aggiunge valore alle cose preziose. Non posso ricredermi su questo. La solitudine ha aumentato la mia percezione. Ma c’è una cosa strana: quando ho applicato a me stesso la mia percezione aumentata, ho perso la mia identità. Non c’era un pubblico, nessuno per cui esibirsi. Non c’era bisogno di definirmi. I miei desideri se ne sono andati. Non volevo niente. Non avevo nemmeno un nome. Per metterla in modo romantico, ero completamente libero». Non si sentì neanche solo, ha spiegato, perché amava la solitudine. Nel 2013, dopo 27 anni passati nei boschi intorno al Moosehead Lake, Knight è stato arrestato. Stava rubando del cibo nelle case dove si svolgeva un campo estivo. Fu accusato di furto con scasso, e portato in prigione. Lui ha parlato solo con Finkel, che provò a tirargli fuori delle massime filosofiche o dei consigli di vita imparati durante il suo lunghissimo eremitaggio. A Knight però non interessava questo genere di cose. Quando Finkel gli chiese se avesse imparato qualcosa di importante, rimanendo da solo per tutti quegli anni, lui rispose soltanto: «Dormite abbastanza».

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