Facebook rende stupidi?

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I social network tirano fuori la parte più infantile di noi. E danno dipendenza, come le sigarette.

capra-sgarbi



Internet assomiglia sempre di più a una specie di casa dello studente globale che ci incarcera in una vita forzosamente pubblica. Colpa dei social media, che frantumano la nostra identità costringendoci a vivere continuamente fuori da noi stessi. E che mettendoci a nudo, sacrificano la nostra privacy, ci sta traghettando in un’era di “ipervisibilità” e di ipertrofia dell’ego. Con pesanti conseguenze sociali e psicologiche. La condivisione on line è una trappola? Lo è su tre livelli. Il primo è che Facebook l’hanno trasformata in un prodotto da vendere agli inserzionisti. E i consumatori, che sono sempre più spinti a essere trasparenti, a rivelarsi, finiscono col cedere informazioni e quindi potere alle aziende. Perché quelle stesse informazioni possono essere usate in tanti modi, anche per negare un lavoro o una copertura sanitaria. Il secondo livello è che anche i governi usano i social media per aggregare dati sui cittadini, e noi gli abbiamo reso la vita facile. Pensiamo al film “Le vite degli altri”, agli sforzi che facevano servizi segreti come la Stasi per carpire informazioni personali: ora gliele cediamo noi in blocco. Infine, e veniamo al terzo livello della trappola, i social network creano dipendenza, proprio come le bibite o le sigarette: una dipendenza alimentata dal nostro narcisismo, dalla vertigine di poter dire al mondo che cosa facciamo, pensiamo, e preferiamo in ogni momento. Tirano cioè fuori la nostra parte più infantile, facendoci dimenticare che spesso siamo più interessanti quando stiamo zitti. È chiaro che nessuno è materialmente obbligato a rimanere su Facebook, ma di fatto starne fuori è quasi impossibile. Dobbiamo insegnare a Internet a dimenticare; e dobbiamo incoraggiare gli imprenditori a sviluppare tecnologie che ci diano il controllo dei nostri dati. Se è vero, come dice il personaggio di Sean Parker nel film “The Social Network”, che dopo le fattorie e le città noi vivremo in Internet, allora dobbiamo rendere la Rete un posto davvero abitabile

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