Lasciati andare: la recensione

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Un sedentario psicanalista incontra un’iperattiva personal trailer in Lasciati andare, commedia per tutti impreziosita dai suoi personaggi.

A causa di qualche chilo di troppo, la pigra routine del personaggio, come nelle migliori commedie sulle “crisi di mezza età”,  è sconvolta dall’incontro con Claudia, irresistibile personal trainer spagnola, che lo precipita nella sua folle vita, stravolgendone ritmi e convinzioni. La sceneggiatura di Francesco Bruni e Davide Lantieri è capace con poche scene non solo di disegnare un piccolo mondo intorno ad Elia ma anche di lambire tutte le svolte più prevedibili senza finirci mai dentro. Il regista Francesco Amato, infatti, cavalca con forza la scelta di far esplodere la forza comica di un attore famoso per la sua, impostata serietà cinematografica, e dona a una storia, un motivo d’attrazione irresistibile, soprattutto in un sistema cinema abituato a condannare gli attori a ruoli predefiniti e sempre uguali. Lasciati andare è una commedia dalle mezze misure, che tra il prendersi sul serio o il non farlo affatto preferisce la via mediana, quella del non prendersi “troppo” sul serio. Anche i personaggi secondari sono delineati con cura, lasciando trasparire più di quanto si mostri, come nel caso della maestra Paola (Valentina Carnelutti), o dell’istruttore sportivo (Pietro Sermonti), o della spassosa galleria dei pazienti: il pavido (Carlo De Ruggieri), il calciatore (Giulio Beranek), l’ingegnere (Giacomo Poretti), non ininfluenti comprimari, ma interpreti efficaci e brillanti, la cui partecipazione arricchisce il film. Il risultato è un’ora e quaranta di divertimento di qualità.



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