The OA: la recensione della serie Netflix più assurda dell’anno

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The OA ha stupito il pubblico, considerata da molti la serie Netflix più assurda dell’anno.

The OA è una serie praticamente impossibile da riassumere e spiegare, la sensazione di non aver capito niente si mantiene salda nel corso di tutte le puntate, e si solidifica con l’ultimo episodio. Ed è proprio il finale che ha spaccato a metà le opinioni di pubblico e critica. The OA è così strana che molti critici hanno scritto di essersi trovati in difficoltà nel recensirla. Netflix ha scritto che The OA «offre agli spettatori un’esperienza unica, che reinventa il formato narrativo di lunga durata». Prairie Johnson, una ragazza cieca scomparsa, dopo sette anni torna nel paese in cui era cresciuta, e sopratutto al suo ritorno ha riottenuto la vista. Non si sa cosa sia successo nel frattempo e lei non ha nessuna intenzione di parlarne; quando accenna delle risposte dice cose strane, che sembrano non avere senso. Prairie dice di chiamarsi “The OA” e rifiuta però di spiegare il perché. Qui inizia un racconto per flashback che ci mostra cosa è accaduto. Il primo episodio dura circa 70 minuti. Per darvi l’idea della stranezza della serie, gli episodi non hanno una durata fissa: l’ultimo episodio dura 50 minuti e il sesto 31. Visivamente e narrativamente ci troviamo di fronte a un racconto freddo e distaccato al pari dei suoi protagonisti, in questo The OA rivela la sua anima più indipendente e meno commerciale, che peraltro si sposa perfettamente con il percorso dell’attrice, produttrice e sceneggiatrice maturata all’ombra del Sundance. Noi semplicemente abbiamo visto The OA, ce la siamo goduta nelle sue bizzarrie e, in un modo o nell’altro, sappiamo che non la dimenticheremo tanto presto. Guardatela se avete voglia di vedere qualcosa di non convenzionale e che vi spinga a documentarvi sulle tematiche ambiziose che tratta.



Voto: 7,5/10

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