La “Lettera del diavolo” scritta da una suora siciliana nel ’600 è stata tradotta

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Un algoritmo informatico ha decifrato il mistero della “Lettera del diavolo”

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Monastero di Palma di Montechiaro, 11 agosto 1676. Suor Maria Crocifissa viene trovata seduta a terra nella sua cella con lafaccia imbrattata d’ inchiostro e con un foglio tra le mani scritto in un alfabeto incomprensibile. Una lettera, racconta la suora alle consorelle, dettatale da Satana in persona, comincia così un mistero che ha appassionato scrittori come Tomasi di Lampedusa e Andrea Camilleri.  Un gruppo di informatici catanesi sostiene di averla appena decifrata, utilizzando un programma di decriptazione. Ma come si fa a tradurre la lingua del diavolo? I ricercatori sostengono di aver inserito nel programma l’alfabeto greco, quello latino, quello runico e quello degli yazidi, il popolo adoratore del diavolo che abitò il Sinjar iracheno. L’algoritmo prima individua i caratteri che si ripetono uguali, poi li compara con i segni alfabetici più simili nelle varie lingue.  Cosa è emerso dal loro studio? Ebbene, delle 15 righe complessive della lettera, non tutto è stato decifrato, ma si tratta chiaramente di una missiva che parla di Dio e del diavolo. Il primo riferimento è al fiume Stige, che secondo la mitologia greca e romana si trova negli Inferi: “Forse ormai certo Stige”, si legge nella missiva, e continuando “Poiché Dio Cristo Zoroastro seguono le vie antiche e sarte cucite dagli uomini, Ohimé”. Un’altra frase tradotta: “Un Dio che sento liberare i mortali”.  Dalla lettera sembrerebbe, dunque, che il messaggio parli del rapporto tra Dio, Satana e gli uomini. La Chiesa, che ha fatto Beata Suor Maria, ritiene che Belzebù abbia voluto chiedere a Dio di abbandonare gli uomini, e lasciarli tra le braccia del maligno.

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