IT: un horror spaventoso o una pagliacciata?

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Gli adattamenti dei romanzi di Stephen King difficilmente hanno avuto la fortuna di diventare dei bei film, soprattutto quando si tratta delle sue opere più horror.

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Come spiegato nel libro e nel film, It si sveglia ogni 27 anni per nutrirsi dei bambini. Un numero abbastanza importante se si pensa alla data d’uscita del lungometraggio, arrivato nelle sale americane quasi esattamente 27 anni dopo la messa in onda del precedente adattamento televisivo, trasmesso da ABC il 18 e 20 novembre 1990.  L’It di Muschietti è un horror e basta, un film che sembra quasi voler mettere in secondo piano tutte le questioni che non siano quelle del genere puro, in maniera meno estesa e profonda di quanto non faccia King, ma lo fa. E non lo fa nemmeno male. In questo caso specifico va bene così, perché non è scritto da nessuna parte che per adattare un romanzo, si debba ricalcare tutto il testo scritto. Bravi gli sceneggiatori, e bravo il regista, nel rimescolare e perfino inventare qualcosa nell’adattamento del romanzo, lasciando però  intatto lo spirito del libro, le sue atmosfere e i suoi temi. A livello visivo IT spaventa, in alcune scene anche parecchio, soprattutto se paragonato all’estetica del cinema horror contemporaneo che tende troppo spesso a edulcorare le immagini per renderle accessibili al pubblico più giovane. Nel film di Muschietti ciò accade in qualche momento, ma molto meno di quanto avrebbe potuto essere. Per il resto l’orrore è invece pulsante, atavico e sanguinolento.  Il nuovo IT sembra concentrarsi su questa natura primitiva e animalesca, dando forma ad un Pennywise imprevedibile e mutevole. Le sue maschere sono come le capacità mimetiche di un rettile, abilità di caccia per trascinare prede nella sua tana. Esso è sempre diverso, perché diversa è la forma che il nostro inconscio conferisce alle paure. Non vi è intelligenza, senso dell’umorismo o strategia in Pennywise, ma vi sono l’istinto e la ferocia di una creatura antropomorfa. Chiunque conosca l’opera di King, sa bene che il vero volto di IT è la città di Derry che cova nel suo ventre la creatura che da secoli si nutre dell’ipocrisia e della crudeltà che pervade la città e i suoi abitanti. Muschietti traspone l’opera di Stephen King puntando innanzitutto sulla riconoscibilità dei dolori dell’adolescenza, condendola con le giuste dosi di orrore paranormale e effetto nostalgia. Tra due anni, quando i Perdenti adulti torneranno a sfidare Pennywise, saremo nuovamente pronti a galleggiare sopra la sedia. La nostra opinione è che il nuovo It non è un capolavoro, non potrebbe esserlo, ma è un buon film e un dignitoso adattamento, che omaggia e rende giustizia allo scritto kinghiano e che può crescere ancora quando il secondo capitolo andrà a completarne il quadro generale.

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