Insaccati e salute, è tutta una questione di pelle

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Se amate gli insaccati italiani state attenti: mentre si può riconoscere la qualità delle carni, è più difficile distinguere tra i budelli utilizzati.

insaccati



Insaccati: ce ne sono di molti tipi

L’articolo che ci ha ispirato ci è stato pubblicato in origine su Fanwave.it, ma prima di tutto, siete sicuri di sapere cosa mangiate e soprattutto se ciò che mangiate sia sano? Prendiamo il caso degli insaccati, termine generico che in realtà copre un’ampia varietà di prodotti alimentari.

Solo per ricordare i più comuni tra quelli a carne macinata, si possono distinguere prodotti crudi e non stagionati (come la salsiccia), crudi e poco stagionati (come il cotechino e lo zampone), crudi e stagionati (tipicamente il salame), cotti (come la mortadella, i wurstel o la coppa) o affumicati (dalla nduja alle salsicce affumicate).

Se soffrite di pressione alta state attenti

Di solito si pensa che gli insaccati siano alimenti poco salutari: in realtà molto se non tutto dipende dalla qualità della carne usata, ma certo questi prodotti alimentari hanno solitamente un elevato contenuto di sodio, responsabile sia di un aumento della pressione sia di disordini gastrici e potenziale fattore di aumento del rischio di tumori nel tratto digerente e di osteoporosi.

Gli insaccati sono poi sovente ricchi di grassi come i trigliceridi e di colesterolo, elementi che possono favorire l’accumulo di Ldl (il “colesterolo cattivo”) e l’ipertensione. E’ dunque il caso di badare alla qualità degli insaccati che consumiamo, preferendo mangiarne pochi ma di buona qualità che non tanti di qualità scadente.

Non sempre è facile verificare la qualità

Peccato che a volte la qualità di questi prodotti non sia così semplice da verificare. Le carni, come qualsiasi altra merce, dall’olio al vino, dalle patate ai tartufi, possono provenire dall’estero ed essere lavorate o anche solo distribuite da un’azienda italiana, diventando sull’etichetta “made in Italy” a tutti gli effetti.

Se la composizione del prodotto deve essere dichiarata, maggiore attenzione nel caso degli insaccati andrebbe posta al suo rivestimento, il budello, che può essere di tipo naturale o sintetico. In quest’ultimo caso le industrie alimentari utilizzano budelli di cellulosa, di collagene e di budelli collati.

Fate attenzione al rivestimento

I primi sono di origine prevalentemente vegetale ma non naturale e contengono il più delle volte materiali plastici. Non sono pertanto commestibili a differenza dei secondi, sono ricavati da scarti di lavorazione della carne (come la pelle o le ossa) e utilizzati principalmente per insaccare prodotti con carne cotta e commestibili, anche se di qualità inferiore ai budelli ricavati da viscere animali, attraverso una procedura rigorosamente descritta dalla legge.

I budelli collati, infine, sono di produzione fondamentalmente estera, ricavati da ritagli di intestino sovrapposti ed incollati, hanno gli stessi utilizzi del budello animale e sono commestibili, ma anche in questo caso non è sempre certo che la produzione sia stata eseguita utilizzando i criteri di qualità prevista dalla norma italiana.

In etichetta solo budelli non commestibili

Vi è poi un’ultima categoria di involucri per insaccati sintetici al 100%, tendenzialmente in plastica, utilizzati per gli insaccati cotti, specie di basso pregio. Purtroppo la legge non prevede che i budelli di tipo naturale o di collagene siano indicati nell’etichetta del prodotto insaccato e non è dunque possibile capire la qualità degli stessi.

Solo in caso di budelli artificiali, non edibili (ossia non commestibili) dovranno essere dichiarati in etichetta. L’esigenza dell’industria è quella di mantenere i margini più elevati possibili, sicché se la salute è solitamente ben tutelata, non sempre la qualità di quanto giunge sulle nostre tavole è al di sopra di ogni sospetto, almeno sotto il profilo del gusto.

Eppure sarebbe il caso che lo fosse, visto che si tutelerebbe meglio l’autentico “made in Italy” distinguendolo più nettamente dalle troppe imitazioni che circolano liberamente sul mercato. Mangiare italiano è un modo di mangiare sano e con gusto, sarebbe giusto fare in modo che sulle nostre tavole non finiscono imitazioni di dubbia qualità magari “vendute” meglio solo grazie alle pubblicità martellanti delle grandi multinazionali alimentari.

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